UN GATTO PER AMICO (ovvero… tanti gatti per amici)

Chi di noi non ha mai avuto un gatto che considera senza dubbio speciale per tutto l’affetto e per i piccoli semplici straordinari gesti e abitudini che ha acquisito vivendo fianco a fianco con noi? O, se non lo ha avuto, conosciuto, magari a casa di amici o per i racconti che gliene sono stati fatti?

Sempre a caccia di notizie belle da leggere e da condividere con voi lettori del blog, perché le storie piene di bellezza (e che ispirano simpatia e tenerezza) sono sempre un buon motivo per rallegrarsi, in queste mie righe vi parlo della generosità di un pianista, Sarper Duman. Continua a leggere

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RACCONTARE UNA STORIA D’AMORE È REGALARE UN’EMOZIONE

Raccontare una storia d’amore è regalare un’emozione

Non esiste storia d’amore che non meriti di essere scritta e raccontata. Ognuna è, infatti, nel suo nascere e costruirsi, unica e inimitabile. A volte più facili, a volte difficili e lunghe, piene di ostacoli, separazioni, ma anche coincidenze e ritrovamenti, partenze e ritorni, tutte con un inizio che nessuno dei due dimentica, un momento che ne attraversa le vite e le cambia, un attimo che disegna l’incontro con un nuovo corso scritto nel destino.

Ognuna, a suo modo, dunque, meravigliosa e, pur con le inevitabili grandi e piccole difficoltà che la quotidianità pone, perfetta per chi ne è protagonista, perfetta nella sua felicità, nelle emozioni che regala, nel legame costruito con amore, nei passi che conta.

Raccontare una storia d’amore è, dunque, regalare un’emozione: a chi la ripercorre e ripensa alla bellezza dell’inizio e a tutte le vicende vissute nel tempo trascorso, ai piccoli aneddoti di ogni giorno e alle grandi occasioni, agli episodi incredibili eppure accaduti, ai tratti di strada in cui l’uno è proseguito e ha superato ostacoli anche per l’altra. Raccontare una storia d’amore è regalare un’emozione a chi l’ascolta e la scrive, che ha il privilegio di partecipare, in modo speciale e così diretto, della vita di altri e dei loro sentimenti.

Quando la storia d’amore diventa una bomboniera originale e unica

Non per tutti, ma per i futuri sposi che, col loro raccontarsi, vogliono condividere con amici e parenti, con la freschezza e la poesia che solo le parole possono dare, le emozioni della loro storia d’amore. E che desiderano una bomboniera che non sia un oggetto che, una volta portato a casa, finisca in una vetrina o sia dimenticato in un cassetto, o diventi un soprammobile da spolverare, ma sia un pensiero unico e speciale che parli di loro, gradito e da risfogliare.

Nelle foto qui sotto vedete un esempio di cameo, un libricino dal formato piccolo e prezioso, che contiene nelle sue pagine racconti di episodi che hanno caratterizzato la storia della coppia. Un modo, come dicevo poche righe sopra, se scelto come bomboniera, per ringraziare e sorprendere i vostri ospiti donando prima di tutto un’emozione, che li faccia sorridere o commuovere di gioia. Un dono di cui non si dimenticheranno e un ricordo che non scorderanno mai.

 

Se volete leggere un esempio dei testi che scrivo, contattatemi pure compilando il form che trovate qui sotto. Sarò lieta di inviarvelo.

© Federica Rizzi per Storie in punta di righe, 2017

L’ALBERO DAI 40 FRUTTI

Ci sono storie nella realtà della vita di ogni giorno che hanno la sorpresa e la dolcezza della fiaba, perché anche da un’improvvisa situazione di difficoltà nascono idee e iniziative che, superando gli ostacoli che si presentano, impediscono che autentici tesori vadano persi. Il risultato? La possibilità di godere di una spettacolare opera d’arte e la conservazione di ciò che ci offre la bontà della natura. Se vi state chiedendo con aria interrogativa di cosa sto parlando, accontento subito la vostra curiosità ed entriamo in medias res.

Che succede quando un frutteto urbano sta per essere eliminato (per la precisione quello di proprietà della New York State Agricultural Experiment Station)? Che fine faranno le piante, varietà molto antiche (alcune con una storia iniziata due secoli prima), in esso coltivate, se nessuno più si occuperà di loro? La risposta è semplice: senza più nessuno a prendersene cura e a preservarlo, un patrimonio così prezioso, costruito in tanti anni e regalo del paziente lavoro della natura, verrebbe distrutto.

E che succede se un professore universitario d’arte, Sam Van Aken, artista lui stesso, con la passione per il giardinaggio e conoscenze sugli innesti viene a sapere della prossima chiusura di quel frutteto e decide, invece, che quell’eredità può diventare un progetto artistico ma non ha il denaro sufficiente ad acquistare l’appezzamento? Semplice: affitta il frutteto e si prende del tempo per scegliere le piante la cui conservazione sperimentare attraverso la tecnica dell’innesto.

È così che è nato il primo albero dai 40 frutti: una pianta che ospita la fioritura e la maturazione scalare di 40 differenti varietà di frutti. Il risultato? Spettacolare e oltre le aspettative di Sam. Nato, infatti, dall’idea dell’artista di modellare un’opera d’arte che invitasse a modificare la propria percezione della realtà circostante (chi non noterebbe un albero che produce una fioritura così inattesa, un’autentica esplosione di colori che vanno dal bianco al rosa, e una varietà così abbondante di frutti diversi?), l’albero dai 40 frutti è diventato anche un modo innovativo e singolare per conservare la biodiversità e per riflettere su come sia importante poter continuare a disporre di specie (e del loro relativo patrimonio genetico) commercialmente poco interessanti ma antiche e buone.

Vi ricordate nell’ultimo post che vi dicevo? Che tutta la natura è un racconto incantevole che parla e che viene scritto insieme a chi si mette in sintonia con i suoi protagonisti. Sam Van Aken è l’esempio di una di queste persone e ha fatto anche di più. Ha saputo, infatti, vedere in quegli alberi una storia e ha voluto conservarla in modo originale e pratico, ma pieno di poesia, un po’ come nelle fiabe, facendola diventare, con le sue cure, anche un’opera d’arte, in grado di emozionare e far riflettere le persone sul mondo della natura e sul rapporto che hanno con esso. Una storia che fa bene al cuore e ci insegna che la bellezza e la speranza, con un po’ di creatività, sono sempre possibili.

© Federica Rizzi, 2017 per Storie in punta di righe

OGNI ALBERO È UN RACCONTO CHE VIVE

landscape-666927_960_720Tutta la natura è un racconto incantevole che parla a chi si mette, innanzitutto, in sintonia con i protagonisti che gli danno voce e corpo, attori impegnati su di un palcoscenico sempre differente, sia esso il panorama che ci attornia vasto, come l’estesa pianura o una vallata, o più ristretto, come un giardino, uno scorcio di parco, un viale e che parla a chi, in secondo luogo, sa afferrare e si lascia coinvolgere dalle risonanze progressive del variare continuo dei tempi sulla scena. Dall’interezza del paesaggio che ci circonda sino al particolare dello stelo di un fiore, ovunque volgiamo lo sguardo troviamo motivo per ammirare pagine piene di vita scritte da una natura ricca e composita che mostra memorie che noi possiamo scoprire e svelare solo in parte e solo lasciandocele suggerire dalla poesia delle emozioni e delle riflessioni che ci ispira.

Tra le opere della natura che hanno più da raccontare troviamo gli alberi. Ogni albero racchiude una storia o, ancor meglio, è una storia, che, se vogliamo, possiamo provare a ricostruire affidandoci agli indizi raccolti dalle risposte date a quelle domande che ci poniamo. Possiamo iniziare chiedendoci da quanto tempo l’albero che ha catturato la nostra attenzione si trova lì dove è collocato (in alcuni casi è lì non da anni, ma da secoli…), se è stato seminato da mani gentili e premurose e poi trapiantato – e per quale motivo, occasione o circostanza – oppure se è germogliato spontaneamente secondo natura. Altre domande che si affacciano, tra le tante, alle finestre della nostra mente e cuore sono: chi ne ha avuto cura lungo gli anni? Quante persone si sono davvero accorte della sua presenza,  l’hanno amata e provato riconoscenza e gratitudine per essa? E quante, al contrario, non l’hanno mai compresa e hanno perso l’occasione per ammirarlo? E, ancora, come è stato per l’albero il susseguirsi delle stagioni, ora favorevoli, ora avverse, e quali segni gli ha lasciato?

albero.pngOgni pianta, infatti, è una storia fatta di continuità e costanza e di perenni mutamenti. Anche l’albero secolare, che a noi può sembrare il medesimo albero di tutti i giorni, è nato e cresciuto, ha vissuto la giovinezza e ha conosciuto e resistito alle intemperie. È vissuto (e ancor vive) di pioggia e rugiada, di sole, di terra dove affonda le sue radici. Le sue foglie e i suoi rami sono ondeggiati per le brezze e scossi, talora fortemente, dai venti che li attraversavano. Si è riflesso nelle acque dei fiumi e dei laghi, ma soprattutto negli occhi di chi lo ha guardato. È fiorito regalando splendore. È rinato ogni anno allo schiudersi delle sue gemme.

Fermatevi, in questa stagione invernale e in quelle a venire, ad osservare, da lontano e da vicino, gli alberi, tutti, nella loro singolarità essenziale. Prendetevi del tempo e andate a camminare alla ricerca di alberi nei luoghi che preferite e consideratene la bellezza e provate a porvi domande su di loro. Scoprirete e scriverete anche voi una lunga o breve pagina della loro e della vostra storia.

©Federica Rizzi 2017 per Storie in punta di righe

«A spasso con Bob»

Volete regalarvi bei momenti da trascorrere in compagnia di una storia che vi farà intenerire, commuovere, trepidare e sperare? Allora leggete «A spasso con Bob» di James Bowen, pubblicato in Gran Bretagna nel 2012 e tradotto in Italia l’anno successivo. Se, poi, siete cinefili, recatevi al cinema: dal libro è stato tratto un film uscito a novembre nelle nostre sale.

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Mia foto

Il libro raccoglie l’autobiografia di James, un musicista di strada, la cui vita cambia all’inizio della primavera del 2007 quando incontra Bob, un gatto dal manto rossiccio, all’ingresso del caseggiato popolare in cui abita, su uno zerbino poco più in là dei piedi delle scale che deve prendere al posto dell’ascensore, il quale, vogliono le coincidenze, è sempre rotto. Tra i due scatta immediata l’amicizia: è l’inizio di una avventura a due per le vie di Londra che cambia, oltre a salvare, la vita di entrambi. Come dice l’originale inglese: «There’s a famous quote I read somewhere. It says we are all given second chances every day of our lives. They are there for the taking (…). Looking back on it, something tells me it might have been his second chances too» (“A sreet cat named Bob”, Hodder e Stoughton, 2012), ovvero “Da qualche parte ho letto una citazione famosa. Afferma che, per ogni giorno delle nostre vite, a tutti noi sono date delle seconde opportunità. Sono lì, per essere prese. (…) Se mi guardo indietro, qualcosa mi dice che potrebbe essere stata la seconda occasione anche per lui”.

Ed è così che, grazie a questo inaspettato ritrovamento, Bob entra a fare parte della vita di James e inizia la loro avventura per le vie di Londra. Bob lo accompagna nelle sue giornate, dapprima di musicista di strada, attività che deve interrompere per essere stato condannato per accattonaggio, e poi di venditore del “Big Issue”, un settimanale acquistabile per strada dai passanti allo scopo di aiutare le persone che come James hanno ricevuto un alloggio assistenziale.

Grazie a questo straordinario micio rosso, James decide di disintossicarsi dal metadone e, dopo esserci riuscito, trova la forza e il coraggio di tornare a far visita alla madre in Australia.

Il libro contiene una grande lezione di vita, la dimostrazione di un percorso accidentato che alla fine arriva alla meta: «Negli ultimi vent’anni il mio unico progetto era stato quello di sopravvivere (…)», ci dice James, finché non incontra Bob, che diventa il suo amico più caro e fidato e che, non solo lo fa uscire dal tunnel della dipendenza della droga, ma lo guida finalmente verso una vita migliore, diversa da quella passata, e senza chiedere nient’altro in cambio che prendersi un po’ cura di lui.

Una bella storia di vita e di coraggio, di speranza e di amicizia. Un’autobiografia la cui lettura scorre leggera e rapida ma profonda, che vi lascia, una volta chiuso il libro, la felicità di aver conosciuto due personaggi straordinari e di aver speso bene il vostro tempo.

Nota: la traduzione dall’inglese è mia. La citazione contenuta nel penultimo paragrafo è tratta dall’edizione Pickwick del libro.

© Federica Rizzi 2017 per Storie in punta di righe.

 

MICROPOST: SCRIVERE PER IMMAGINI

Oggi condivido con voi questo micropost nato grazie a una discussione tra scrittori, da uno spunto in apparenza semplice, la risposta a una domanda. Avete già letto su queste pagine la mia microfiaba «L’aquilone». Sono del parere che si debbano scrivere di preferenza testi estesi, in grado di dire con completezza tutto ciò che si ha da raccontare e spiegare, senza essere ridondanti ma precisi nel significato.

scrivaniaTuttavia la letteratura, ma anche i nostri dialoghi quotidiani, vivono pure di suggestioni, di impressioni, e per ottenere queste, in genere, essere brevi e usare la sintesi permette di raccogliere e trasmettere con immediatezza le immagini che vogliamo delineare.

La domanda, per chi scrive, infatti, è una sola: come coinvolgere il lettore, immergerlo nella lettura delle vicende dei personaggi e, questi ultimi, capirli? Cosa intendiamo quando ci domandiamo: «come rendere partecipe il lettore?» Si intende che desideriamo fargli provare emozioni e vivere sentimenti, muoverlo a seguire la storia e a entrarvi con la sua fantasia… Renderlo un protagonista attivo del racconto, con le sue opinioni e le sue aspettative per le vicende, fino alla loro conclusione.

Come si arriva a questo risultato? Cercando le parole giuste e, vedendo per primi noi scrittori, le immagini che vogliamo rendere con le parole, in modo che anche chi le legge possa a sua volta vederle dipinte. E questo lo si ottiene sempre con la sintesi, sia che il testo sia un cameo compiuto in sé sia che faccia parte del discorso più ampio portato avanti con la narrazione e inserito nel naturale alternarsi delle sequenze che lo compongono.

© Federica Rizzi per Storie in punta di righe, 2017

Tra Natale e Capodanno…

Ed è cominciato un nuovo anno, siamo nel 2017. Poco prima di Natale avevo iniziato a scrivere per il blog una mia riflessione sul tempo, sul significato della parola “attesa” ma, per vari motivi, non l’ho conclusa – appunto…. – per tempo e mi è stato impossibile pubblicarla. Avevo anche letto alcuni articoli per prepararla. Uno, in particolare, immancabilmente esaminava il «Canto di Natale» (“A Christmas Carol”) di Charles Dickens (1812-1870) da una prospettiva tra il letterario e il filosofico e mi sarebbe piaciuto riflettere sull’idea che era alla base dell’articolo e che non sto qui a riprendere perché genererebbe delle considerazioni che, ora, andrebbero fuori tema.

attesaPassato il Natale, mi sono ad ogni modo riproposta di riprendere il concetto di attesa e compararlo a quello di tempo nuovo. Ed è quello che, dopo avervi messo a parte di come ho costruito questo post, vado a fare nelle prossime righe.

L’attesa è il lasso di tempo che corre e dura tra l’oggi, dopo che si è venuti a conoscenza di un evento o un fatto o un incontro o una manifestazione che si verificheranno, e il domani, quando essi si realizzeranno.

new-year-152044_960_720Attendere è sinonimo di aspettare. Aspettare viene dal latino “adspicere”, “guardare verso” con attenzione. Si aspetta, dunque, sempre a partire da un punto di osservazione, ovvero l’oggi nel luogo dove ci troviamo, e secondo un certo calendario, che segna e scandisce i giorni che devono trascorrere fino al momento deciso, in cui accadrà ciò che deve venire.

Se Natale è sinonimo di attesa, di nascita, il Capodanno di cosa lo è? Di ricominciamento, di nuovo inizio. Anche in questo caso implica un guardare verso e sempre nella stessa direzione dell’attesa, in avanti, per fare spazio a ciò che è, invece, inatteso, che non conosciamo ma conosceremo. Oggi si pensa molto a pianificare ogni singolo aspetto dei giorni mentre è proprio la sorpresa, la novità, che caratterizzano il nostro futuro e la nostra vita. Percorsi nuovi rispetto al passato o più semplicemente modi nuovi per fare le stesse attività. Questo è il significato di nuovo inizio. Ed è con questo che vi auguro buon anno.

© Federica Rizzi 2017

IMPRESSIONI D’AUTUNNO

 

autunno-3L’autunno, più di ogni altra stagione, è epoca di passaggio. I suoi mesi scorrono dolcemente uno dopo l’altro, in uno scambio fluido e continuo di consegne tra ciò che è trascorso e ciò che sta per venire. Ci insegna, soprattutto, a girare lo sguardo intorno, in ogni direzione, e a fissarlo sulla bellezza che la natura ha da offrire: il cielo ogni giorno diverso, gli alberi e il loro foliage, i tappeti d’erba pieni di foglie, l’orizzonte e i suoi panorami, le creature in volo come piccoli insetti e uccelli, i fiori selvatici, i frutti come le castagne o le mele. Campestre, collinare, di montagna, marino: l’autunno e il suo tempo portano con sé particolarità che vengono percepite solo da chi le vive e le sa cogliere.

caro diarioL’autunno è anche preludio. E per tale fatto è anche stagione carica di promesse. «Già lo sentimmo venire nel vento d’agosto» annotava il poeta Vincenzo Cardarelli. Lo scrittore lo vestiva di malinconia, tuttavia è un sentimento che non gli si addice. Perché il vento è d’agosto e annuncia il sole di settembre, mese mite dai colori caldi e luminosi. È quasi una seconda primavera, nonostante sia stagione di raccolto e non di semina, e continua per buona parte di ottobre. I cambiamenti più decisi si hanno ai primi di novembre, mese di tramonti spettacolari: all’arrivo dell’imbrunire una leggera nebbia ricopre la terra e il paesaggio come un manto leggero e sottile che non scherma i contorni ma, anzi, li risalta con estrema dolcezza. Osservare il sole calare all’orizzonte diventa incanto e fascino. Le temperature fredde ci ricordano che l’inverno sta per arrivare. Stagione fredda, lunga e buia. Eppure grazie alla memoria delle impressioni d’autunno possiamo considerarlo un tempo benedetto, di attesa e di calma, durante il quale approfittare per godere del riposo che fortifica e ristabilisce dalle fatiche.

cherry-blossoms-222370__180.jpgGodiamoci, dunque, il tempo e l’eleganza dell’autunno, i suoi colori, i suoi momenti, i suoi passaggi, le sue sorprese, i suoi chiarori e i profumi che porta nell’aria. E alziamo lo sguardo a ciò che ci circonda, ringraziando sempre di poter ammirare tanta bellezza e preziosità.

©2016 Federica Rizzi

PRIMO COMPLEANNO DEL BLOG

Un anno che è volato

 

roses-1019637_960_720Ebbene sì, oggi il mio blog Storie in punta di righe compie… un anno!!! Il 19 ottobre 2015 scrivevo e pubblicavo il mio primo post, «Benvenuti nel mio blog», che potete trovare qui, e il blog vedeva così la luce.

Che dire? Un anno è volato ma ricordo (è proprio il caso di dirlo) bene l’emozione di stendere le prime righe… Cosa scrivo? Cosa voglio comunicare ai miei lettori? Quale immagine scegliere a corredo delle mie parole?

Alla fine, scelsi di stendere una mia breve nota biografica e di lasciare agli interventi successivi la spiegazione di chi è e cosa fa una personal writer, che qui in Italia non è una professione molto conosciuta, ma nei paesi anglosassoni, per esempio, è invece ampiamente diffusa.

Quello che mi piace più di tutto quando stendo un articolo è la possibilità di un colloquio a tu per tu con il lettore: ogni riga che scrivo è sentita e sono felice di condividerla con il mio pubblico, al quale spero di regalare spunti di riflessione, qualche curiosità e un po’ di serenità con le mie parole.

Quali contenuti sono stati i più letti

peonia-2Dopo un anno è lecito chiedersi quali siano stati i contenuti più letti. Sicuramente il menu è il più cliccato ed è auspicabile che lo sia: sapere chi sono, di cosa mi occupo, chi parla di me e come contattarmi è fondamentale per farmi conoscere e per ragioni di serietà e correttezza.

Per quanto riguarda gli articoli, con mia grande soddisfazione il più letto in assoluto è “Lettere ad una sposa”, cui segue “Istantanee di vita”. Sostanzialmente a pari merito i tre articoli sulle fiabe personalizzate e quello sulle filastrocche su misura. A seguire, via via, tutti gli altri post.

Guardando al futuro

blank-792125_640 per usi commProgetti per il blog? Sicuramente continuare con la linea editoriale che ho impostato sin dall’inizio e che ha dato buoni frutti. Di certo, a breve, vorrei tornare ad approfondire temi relativi al settore wedding e alle fiabe.

Per ora, però, mi godo questo compleanno. Mi auguro che continuiate a seguirmi come avete fatto finora e, com’è ovvio, sempre di più. E auguro al mio blog ancora tanti anni e tanta strada davanti a sé.

© 2016 Federica Rizzi

IL MANIFESTO DELL’ARTISTA

Ogni artista ha una propria visione dell’arte

In letteratura, nelle arti figurative, nella musica, nella danza, nel teatro ogni artista è guidato da idee, principi, temi, motivi che sono la fonte di ispirazione da cui attinge per realizzare il suo modo specifico e personale di fare arte. Ne determinano la predilezione verso l’impiego di certe tecniche invece di altre e la particolare combinazione di quelle scelte di volta in volta. Soprattutto, però, plasmano le sue opere, le sinfonie di parole, colori, note, forme, spazi che escono dalla sua mente e prendono vita tra le sue mani. Sono, inoltre, ciò che sarà percepito dallo spettatore, in modo più o meno diretto ed evidente a seconda della sensibilità di ciascuno, perché, se è vero che l’opera rispecchia l’artista, è altrettanto vero che l’immagine dell’opera stessa si riflette su chi fruisce dell’arte.

Possiamo dire che ogni artista ha una propria visione dell’arte e che la espliciti chiaramente o meno dipende da vari fattori, non ultimo, per esempio, che essa può maturare e raffinarsi nelle sue declinazioni ed estensione nel corso del tempo. E può decidere di esplicitarla usando una delle proprie opere: un poeta una poesia, un pittore un quadro e così via.

Il manifesto, espressione della visione

Quando, però, uno scrittore (o un pittore o un compositore…) vuole organizzarla in un testo programmatico si ha allora un “manifesto”. Come suggerisce l’etimologia della parola, esso serve a rendere nota, a far conoscere la concezione dell’arte che ha in mente un’artista e che ne informa il suo modo di esprimersi. In altre parole, è una maniera per comunicarla e condividerla, portando alla luce una sintesi di tutto il mondo di sentimenti e di idee che muove le giornate di un’artista.

Oscar Wilde: l’artista è il creatore di cose belle

wilde-blogIn questo periodo mi è capitato di leggere, nelle mie ricerche, la prefazione che Oscar Wilde scrisse al proprio romanzo «Il ritratto di Dorian Gray», in cui espone con lo stile arguto, brillante, fulmineo e spesso spiazzante che lo contraddistingue la sua personale rappresentazione del significato attribuito alla sua attività letteraria e all’arte in generale. Per lui, «l’artista è il creatore di cose belle» e nelle cose belle è possibile soltanto scorgere «bei significati», non brutti, perché trovare bruttezza in ciò che è la sua antitesi e il suo contrario è per lui, senza mezzi termini, un errore. È caratteristico dell’arte, infatti, usare ogni materia, anche quella imperfetta, in modo perfetto.

E la finalità morale?

Sebbene lui non attribuisca alla sua arte alcuna finalità morale o utilità ma solo ragione estetica, in realtà questa presa di posizione è, a mio avviso, parzialmente infondata proprio per il messaggio stesso recato dal manifesto. Infatti, se l’arte è pura, ovvero è compiuta e ha valore in sé e di per sé, perfetta nella sua armonia finale, allora acquista un significato assoluto, non relativo all’epoca o al luogo in cui l’opera è nata (sebbene ne rispecchi le influenze, evidentemente, basti pensare alla produzione teatrale e poetica di Wilde stesso), significato che si tramanda nel tempo e che viene individuato dallo spettatore indipendentemente dall’epoca di fruizione. Poiché l’artista crea, per volontà e vocazione, cose belle, allora l’arte pura significa e coincide con la bellezza (anch’essa un valore in sé stesso), che non è utilitaristica e sfugge a ogni suo sfruttamento o indebito appropriamento, i quali la snaturerebbero. Anzi, è la bellezza ad appropriarsi di noi, perché ci coinvolge e ci muove alla meraviglia. Ci esorta ad avere uno sguardo nuovo e originario su ciò che ci circonda, come se fosse la prima volta che vediamo tutto. Questo conduce ad un cambiamento di passo nel modo di vedere, di pensare e di agire nella realtà e nella quotidianità. Ci porta ad essere più gentili. Ci migliora. L’esperienza della bellezza ci invoglia a comportarci bene. Per tale ragione credo che l’arte pura abbia sempre un fine morale.

Arte: superficie e simbolo insieme

Alla fine della sua prefazione, Wilde asserisce che «ogni arte è insieme superficie e simbolo». Secondo la sua opinione non si dovrebbe scendere e indagare al di sotto della superficie.  Da un lato, non sono d’accordo perché se, in un primo momento, cercare e interrogarsi sulla molteplicità di significati che l’opera porta con sé per chi ne beneficia non è necessario, poi, però, tale esigenza si avverte e affiora. E ciò è indispensabile: se si vuole davvero capire l’arte, non la si può disgiungere dalla riflessione e da una successiva rielaborazione, anche – ma non troppo – razionale di ciò che si è visto, letto, udito e provato. Dall’altro lato, però, ogni opera è principalmente bellezza, nel suo insieme e nei suoi particolari e dettagli, una bellezza che brilla e si irradia di per sé intorno a lei. Chi fa l’esperienza del bello sa che è molto profonda e intensa. Letteralmente rapisce l’intelligenza e i sensi e regala gioia, freschezza di pensiero, consapevolezza, luce. Cosicché brilliamo anche noi di bellezza e felicità. Penso che Wilde intendesse questo, quando affermava che «l’arte rispecchia lo spettatore». Ed è in tal senso che l’arte è sia superficie e simbolo e non ha bisogno di spiegazioni, in quanto basta a sé stessa.

 Per concludere…

In conclusione, e complimenti se siete arrivati fino a qui, perché siete riusciti a leggere queste mie righe su un argomento molto complesso, anche per me l’artista è sempre un creatore di cose belle e l’arte e i suoi significati sono bellezza. Ma, soprattutto, senza arte non possiamo vivere. Prima o poi ne riparleremo su queste pagine.

©2016 Federica Rizzi. Tutti i diritti riservati