IL GATTO CHE AGGIUSTAVA I CUORI di Rachel Wells

La fioritura di romanzi e racconti sugli animali domestici

Sono molte le storie che hanno per protagonisti degli animali. Negli ultimi anni, in particolare, c’è stata un’abbondante fioritura di romanzi, spesso a sfondo autobiografico, incentrati sugli animali domestici. Se vi capita di andare in libreria o gironzolare per quelle on line, noterete come sono parecchi i libri che raccontano di avventure e disavventure di mici impegnati a destreggiarsi nel mondo umano e a cambiare le vite dei loro padroni: agli occhi felini, evidentemente, non sfugge niente!

Una mattina al supermercato

Una mattina, in uno dei supermercati che frequento, stavo curiosando tra gli scaffali riservati alla vendita di libri. Di solito non mi fermo, perché i titoli che si trovano esposti o sono più o meno gli stessi da mesi (se non di più) oppure appartengono a generi che non suscitano il mio interesse e quindi non compro. Quella mattina, però, dato che, per lavori di ristrutturazione avevano spostato il reparto “libreria” proprio davanti a quello adibito a edicola, dopo aver preso il giornale, ho deciso di dare una rapida occhiata alla sezione dedicata alla narrativa per vedere se, casomai, vi fosse qualche novità interessante che poteva essermi sfuggita.

In uno scaffale in basso, c’erano il romanzo del quale tra qualche riga vi andrò a parlare, ovvero Il gatto che aggiustava i cuori di Rachel Wells, edito da Garzanti nel 2015, e un altro di cui ora non ricordo più il titolo. Entrambi, comunque, accomunati dall’avere per protagonista un micio. Lì per lì ho deciso di acquistare nessuno dei due, non sapendo quale scegliere. Avevo un po’ di fretta e non disponevo del tempo necessario per stabilire quale mi sarebbe piaciuto leggere.

Inoltre, c’era un altro motivo che mi ha indotto a valutare con più calma l’acquisto: conoscendo le regole del marketing in base alle quali i prodotti che si desidera vendere di più sono collocati ad altezza ottimale per la vista e comodi da prendere, cosa dovevo pensare di due libri che, invece, stavano più in basso? E che, contrariamente alle regole, non erano più convenienti rispetto a prodotti più visibili (e qui bisognerebbe proprio chiedersi perché per i libri debba valere un principio inverso; è una questione che non affronto, ma le sue motivazioni sarebbero da approfondire)? Un bel dilemma, che dite? Se vi state chiedendo se faccio così per tutti i prodotti, vi rispondo subito di sì, ma in un certo senso. Ovvero, mi piace provare anche prodotti di scaffali bassi o in posizione nascosta o poco illuminata perché ve ne sono di ottimi, ma in genere non ci metto così tanto a decidere… Li provo e in base all’esito dell’assaggio o dell’utilizzo mi regolo di conseguenza. Ma un libro non è un pacco di pasta o un tubetto di colla. La lettura per me è una faccenda seria. Mi piace leggere e mi piacciono i libri di qualità, quelli che ti lasciano dentro la sensazione di aver vissuto le vicende o le avventure dei protagonisti assieme a loro.

In conclusione, sono tornata qualche giorno dopo, con più calma a disposizione, e ho compiuto la mia scelta de “Il gatto che aggiustava i cuori” di Rachel Wells basandomi sulla valutazione relativa a questi tre elementi: copertina, fascetta pubblicitaria, incipit

foto copertina rit

Il libro fotografato sul mio tavolo

Queste sono le mie opinioni in merito a ogni elemento di valutazione:

COPERTINA: la foto è bellissima; un gattino tigrato dal manto arancio che spicca sullo sfondo verde arricchito di fiori di campo spontanei.

FASCETTA PUBBLICITARIA: diceva che si tratta di «un caso editoriale unico» da «100.000 copie in un mese». Citava, inoltre, un paio di frasi da The Bookseller: «Una storia che ha scaldato il cuore dei lettori. Un debutto sorprendente per mesi in vetta alle classifiche». Informazioni interessanti, ma le ho prese in modo tale che contribuissero alla mia scelta, ma non la condizionassero. Ognuno ha gusti personali e, se questi non trovano corrispondenza col romanzo, le medesime informazioni diventano non rilevanti.

INCIPIT: ho letto le prime tre pagine e mi sono piaciute. Ho scorso qualche altro brano in più punti del libro e m’è parso buono e in grado di confermare la qualità delle prime.

La trama

La padrona di Alfie, Margaret, muore e la figlia dell’anziana decide di sgomberare e mettere in vendita la casa. Lì non c’è più spazio per Alfie che l’erede Linda non può tenere con sé, perché a casa ha due cani che non accetterebbero una presenza felina. Il marito di Linda le propone di portarlo al gattile, dove avrebbe avuto discrete possibilità di trovare una nuova famiglia pronta ad accoglierlo con sé. Ma… Alfie non ha nessuna intenzione di finirci e lui, che è sempre stato un gatto da divano abituato a un caldo e comodo appartamento, raccoglie con le sue quattro zampe coraggio e forza per iniziare la sua avventura da gatto vagabondo alla ricerca di una nuova famiglia. La vita da randagio si rivela difficile e piena di pericoli da fronteggiare, finché un giorno incontra Bottone, che si definisce un gatto dei portoni (infatti, il titolo originale del libro è Alfie the Doorstep Cat, dove doorstep è il gradino antistante la porta d’ingresso) e, salvatolo da un gruppo di ubriachi, gli consiglia di dirigersi verso le zone a Ovest della città, tra le più belle e, soprattutto, abitate da numerose famiglie.

Ed è così che il micio arriva in Edgar Road, dove tra gatti con cui scontrarsi e altri con cui fare amicizia, la sua vita cambia e non solo perché trova dei posti in cui riposare e mangiare con regolarità, ma perché incontra persone speciali che «deve» aiutare.

Le giornate e la vita di Alfie si intrecciano, infatti, con quelle di chi trasloca in Edgar Road. Conosce e fa amicizia dapprima con la triste Claire, che ha da poco lasciato il marito, poi con Jonathan, solitario, scontroso e infelice, e infine con due famiglie residenti in fondo alla strada, quella di Matt, Polly e il piccolo Henry e quella di Francescka, Thomasz e i loro bambini Aleksy e Thomasz.

Finalmente Alfie ha così tanti padroni che… non rimarrà mai senza cibo e compagnia. Diversi tra loro, si affeziona a tutti. Impara a conoscerne i pregi e le preoccupazioni e legge nei loro cuori. È capace di vedere quello che a volte loro stessi non vedono. Sta in pena per la loro sorte, si preoccupa dei loro sbagli e freme nell’attesa che si correggano. È felice quando anche i suoi amici umani sono felici.

Tra avventure e disavventure, la vita per Alfie scorre di nuovo piena. Con la sua presenza aiuta le persone a ritrovarsi e ne aggiusta i cuori e le esistenze, arrivando a mostrare un coraggio eroico per aiutare la «sua» Claire. E anche Alfie, alla fine, riconoscerà di essere cambiato, senza mai dimenticarsi della sua prima padrona Margaret e della gatta Agnes, con cui aveva condiviso la sua vecchia casa (e morta un anno prima dell’inizio della sua vita “randagia”), perché, come lui stesso dice, « (…) sebbene avessi fatto un mucchio di cose buone da quando le avevo perdute, c’ero riuscito solo grazie al loro amore e alle lezioni che mi avevano insegnato. E, se ero un gatto migliore, lo dovevo a loro e alle mie vicissitudini».

Il mio giudizio sul libro

Il mio giudizio è basato tenendo conto sia dei “difetti” che ho trovato nel libro sia, evidentemente, dei pregi.

Per quanto riguarda i primi, c’è un uso abbondante dei dialoghi che, unito alla scelta del narratore in prima persona, rende il testo veloce da leggere, ma talora lo priva di approfondimento psicologico, di pause riflessive e, anche, di descrizioni che avrebbero potuto abbellire e rendere ancor più gradevole la lettura.

L’introduzione di qualche personaggio di contorno e di qualche scena all’interno della quale si muovesse avrebbe forse potuto ravvivare alcuni punti del libro.

Trovo, infine, che la “storia d’amore” (diciamo così, ma se leggerete il libro, capirete il motivo delle virgolette) tra Claire e Joe, per il tema serio che tratta, avrebbe avuto bisogno di maggiori profondità e considerazione. Invece è trattata in modo troppo distante, quasi radente. Forse sarebbe stato meglio toglierla a vantaggio di altre soluzioni narrative. Si poteva, cioè, raggiungere lo stesso effetto in altro modo. Ed è questo l’unico vero neo che trovo nel libro e che abbassa il mio giudizio, che rimane comunque alto.

Per quanto riguarda, invece, i pregi, devo dire che il libro è scorrevole e la lettura è leggera, nel senso di non stancare neanche dopo tante pagine.

Rachel Wells conosce bene il mondo dei gatti e narrare la vicenda dal punto di vista di un felino così simpatico, intelligente e di grande cuore è fondamentale non solo per l’impianto del libro, ma anche per l’impressione che rimane al lettore dopo averlo terminato. Verrebbe voglia di leggerlo un’altra volta, perché ci si è sinceramente affezionati a quel piccolo batuffolo di pelo.

Rilevante è anche che tutte le vicende e gli eventi del libro alla fine si risolvano in modo positivo, perché permette di trasmettere messaggi importanti come il valore e l’importanza di coltivare legami sinceri di amicizia e di amore e la necessità e la bontà della scelta di aiutare gli altri nelle difficoltà, perché, alla fine, aiuta a crescere e ad essere più se stessi.

Ciò detto, attribuisco a Il gatto che aggiustava i cuori di Rachel Wells, in una scala numerica da 1 a 10, un punteggio pari a 8.8. La sua lettura permette di trascorrere delle ore piacevoli in compagnia di un simpatico micetto e di chiudere il libro con il sorriso sulle labbra.

Buona lettura!

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