MICROPOST: SCRIVERE PER IMMAGINI

Oggi condivido con voi questo micropost nato grazie a una discussione tra scrittori, da uno spunto in apparenza semplice, la risposta a una domanda. Avete già letto su queste pagine la mia microfiaba «L’aquilone». Sono del parere che si debbano scrivere di preferenza testi estesi, in grado di dire con completezza tutto ciò che si ha da raccontare e spiegare, senza essere ridondanti ma precisi nel significato.

scrivaniaTuttavia la letteratura, ma anche i nostri dialoghi quotidiani, vivono pure di suggestioni, di impressioni, e per ottenere queste, in genere, essere brevi e usare la sintesi permette di raccogliere e trasmettere con immediatezza le immagini che vogliamo delineare.

La domanda, per chi scrive, infatti, è una sola: come coinvolgere il lettore, immergerlo nella lettura delle vicende dei personaggi e, questi ultimi, capirli? Cosa intendiamo quando ci domandiamo: «come rendere partecipe il lettore?» Si intende che desideriamo fargli provare emozioni e vivere sentimenti, muoverlo a seguire la storia e a entrarvi con la sua fantasia… Renderlo un protagonista attivo del racconto, con le sue opinioni e le sue aspettative per le vicende, fino alla loro conclusione.

Come si arriva a questo risultato? Cercando le parole giuste e, vedendo per primi noi scrittori, le immagini che vogliamo rendere con le parole, in modo che anche chi le legge possa a sua volta vederle dipinte. E questo lo si ottiene sempre con la sintesi, sia che il testo sia un cameo compiuto in sé sia che faccia parte del discorso più ampio portato avanti con la narrazione e inserito nel naturale alternarsi delle sequenze che lo compongono.

© Federica Rizzi per Storie in punta di righe, 2017

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Tra Natale e Capodanno…

Ed è cominciato un nuovo anno, siamo nel 2017. Poco prima di Natale avevo iniziato a scrivere per il blog una mia riflessione sul tempo, sul significato della parola “attesa” ma, per vari motivi, non l’ho conclusa – appunto…. – per tempo e mi è stato impossibile pubblicarla. Avevo anche letto alcuni articoli per prepararla. Uno, in particolare, immancabilmente esaminava il «Canto di Natale» (“A Christmas Carol”) di Charles Dickens (1812-1870) da una prospettiva tra il letterario e il filosofico e mi sarebbe piaciuto riflettere sull’idea che era alla base dell’articolo e che non sto qui a riprendere perché genererebbe delle considerazioni che, ora, andrebbero fuori tema.

attesaPassato il Natale, mi sono ad ogni modo riproposta di riprendere il concetto di attesa e compararlo a quello di tempo nuovo. Ed è quello che, dopo avervi messo a parte di come ho costruito questo post, vado a fare nelle prossime righe.

L’attesa è il lasso di tempo che corre e dura tra l’oggi, dopo che si è venuti a conoscenza di un evento o un fatto o un incontro o una manifestazione che si verificheranno, e il domani, quando essi si realizzeranno.

new-year-152044_960_720Attendere è sinonimo di aspettare. Aspettare viene dal latino “adspicere”, “guardare verso” con attenzione. Si aspetta, dunque, sempre a partire da un punto di osservazione, ovvero l’oggi nel luogo dove ci troviamo, e secondo un certo calendario, che segna e scandisce i giorni che devono trascorrere fino al momento deciso, in cui accadrà ciò che deve venire.

Se Natale è sinonimo di attesa, di nascita, Continua a leggere

IMPRESSIONI D’AUTUNNO

 

autunno-3L’autunno, più di ogni altra stagione, è epoca di passaggio. I suoi mesi scorrono dolcemente uno dopo l’altro, in uno scambio fluido e continuo di consegne tra ciò che è trascorso e ciò che sta per venire. Ci insegna, soprattutto, a girare lo sguardo intorno, in ogni direzione, e a fissarlo sulla bellezza che la natura ha da offrire: il cielo ogni giorno diverso, gli alberi e il loro foliage, i tappeti d’erba pieni di foglie, l’orizzonte e i suoi panorami, le creature in volo come piccoli insetti e uccelli, i fiori selvatici, i frutti come le castagne o le mele. Campestre, collinare, di montagna, marino: l’autunno e il suo tempo portano con sé particolarità che vengono percepite solo da chi le vive e le sa cogliere.

caro diarioL’autunno è anche preludio. E per tale fatto è anche stagione carica di promesse. «Già lo sentimmo venire nel vento d’agosto» annotava il poeta Vincenzo Cardarelli. Lo scrittore lo vestiva di malinconia, tuttavia è un sentimento che non gli si addice. Perché il vento è d’agosto e annuncia il sole di settembre, mese mite dai colori caldi e luminosi. È quasi una seconda primavera, nonostante sia stagione di raccolto e non di semina, e continua per buona parte di ottobre. I cambiamenti più decisi si hanno ai primi di novembre, mese di tramonti spettacolari: all’arrivo dell’imbrunire una leggera nebbia ricopre la terra e il paesaggio come un manto leggero e sottile che non scherma i contorni ma, anzi, li risalta con estrema dolcezza. Osservare il sole calare all’orizzonte diventa incanto e fascino. Le temperature fredde ci ricordano che l’inverno sta per arrivare. Stagione fredda, lunga e buia. Eppure grazie alla memoria delle impressioni d’autunno possiamo considerarlo un tempo benedetto, di attesa e di calma, durante il quale approfittare per godere del riposo che fortifica e ristabilisce dalle fatiche.

cherry-blossoms-222370__180.jpgGodiamoci, dunque, il tempo e l’eleganza dell’autunno, i suoi colori, i suoi momenti, i suoi passaggi, le sue sorprese, i suoi chiarori e i profumi che porta nell’aria. E alziamo lo sguardo a ciò che ci circonda, ringraziando sempre di poter ammirare tanta bellezza e preziosità.

©2016 Federica Rizzi

PRIMO COMPLEANNO DEL BLOG

Un anno che è volato

 

roses-1019637_960_720Ebbene sì, oggi il mio blog Storie in punta di righe compie… un anno!!! Il 19 ottobre 2015 scrivevo e pubblicavo il mio primo post, «Benvenuti nel mio blog», che potete trovare qui, e il blog vedeva così la luce.

Che dire? Un anno è volato ma ricordo (è proprio il caso di dirlo) bene l’emozione di stendere le prime righe… Cosa scrivo? Cosa voglio comunicare ai miei lettori? Quale immagine scegliere a corredo delle mie parole?

Alla fine, scelsi di stendere una mia breve nota biografica e di lasciare agli interventi successivi la spiegazione di chi è e cosa fa una personal writer, che qui in Italia non è una professione molto conosciuta, ma nei paesi anglosassoni, per esempio, è invece ampiamente diffusa.

Quello che mi piace più di tutto quando stendo un articolo è la possibilità di un colloquio a tu per tu con il lettore: ogni riga che scrivo è sentita e sono felice di condividerla con il mio pubblico, al quale spero di regalare spunti di riflessione, qualche curiosità e un po’ di serenità con le mie parole.

Quali contenuti sono stati i più letti

peonia-2Dopo un anno è lecito chiedersi quali siano stati i contenuti più letti. Sicuramente il menu è il più cliccato ed è auspicabile che lo sia: sapere chi sono, di cosa mi occupo, chi parla di me e come contattarmi è fondamentale per farmi conoscere e per ragioni di serietà e correttezza.

Per quanto riguarda gli articoli, con mia grande soddisfazione il più letto in assoluto è “Lettere ad una sposa”, cui segue “Istantanee di vita”. Sostanzialmente a pari merito i tre articoli sulle fiabe personalizzate e quello sulle filastrocche su misura. A seguire, via via, tutti gli altri post.

Guardando al futuro

blank-792125_640 per usi commProgetti per il blog? Sicuramente continuare con la linea editoriale che ho impostato sin dall’inizio e che ha dato buoni frutti. Di certo, a breve, vorrei tornare ad approfondire temi relativi al settore wedding e alle fiabe.

Per ora, però, mi godo questo compleanno. Mi auguro che continuiate a seguirmi come avete fatto finora e, com’è ovvio, sempre di più. E auguro al mio blog ancora tanti anni e tanta strada davanti a sé.

© 2016 Federica Rizzi

IL MANIFESTO DELL’ARTISTA

Ogni artista ha una propria visione dell’arte

In letteratura, nelle arti figurative, nella musica, nella danza, nel teatro ogni artista è guidato da idee, principi, temi, motivi che sono la fonte di ispirazione da cui attinge per realizzare il suo modo specifico e personale di fare arte. Ne determinano la predilezione verso l’impiego di certe tecniche invece di altre e la particolare combinazione di quelle scelte di volta in volta. Soprattutto, però, plasmano le sue opere, le sinfonie di parole, colori, note, forme, spazi che escono dalla sua mente e prendono vita tra le sue mani. Sono, inoltre, ciò che sarà percepito dallo spettatore, in modo più o meno diretto ed evidente a seconda della sensibilità di ciascuno, perché, se è vero che l’opera rispecchia l’artista, è altrettanto vero che l’immagine dell’opera stessa si riflette su chi fruisce dell’arte.

Possiamo dire che ogni artista ha una propria visione dell’arte e che la espliciti chiaramente o meno dipende da vari fattori, non ultimo, per esempio, che essa può maturare e raffinarsi nelle sue declinazioni ed estensione nel corso del tempo. E può decidere di esplicitarla usando una delle proprie opere: un poeta una poesia, un pittore un quadro e così via.

Il manifesto, espressione della visione

Quando, però, uno scrittore (o un pittore o un compositore…) vuole organizzarla in un testo programmatico si ha allora un “manifesto”. Come suggerisce l’etimologia della parola, esso serve a rendere nota, a far conoscere la concezione dell’arte che ha in mente un’artista e che ne informa il suo modo di esprimersi. In altre parole, è una maniera per comunicarla e condividerla, portando alla luce una sintesi di tutto il mondo di sentimenti e di idee che muove le giornate di un’artista.

Oscar Wilde: l’artista è il creatore di cose belle

wilde-blogIn questo periodo mi è capitato di leggere, nelle mie ricerche, la prefazione che Oscar Wilde scrisse al proprio romanzo «Il ritratto di Dorian Gray», in cui espone con lo stile arguto, brillante, fulmineo e spesso spiazzante che lo contraddistingue la sua personale rappresentazione del significato attribuito alla sua attività letteraria e all’arte in generale. Per lui, «l’artista è il creatore di cose belle» e nelle cose belle è possibile soltanto scorgere «bei significati», non brutti, perché trovare bruttezza in ciò che è la sua antitesi e il suo contrario è per lui, senza mezzi termini, un errore. È caratteristico dell’arte, infatti, usare ogni materia, anche quella imperfetta, in modo perfetto.

E la finalità morale?

Sebbene lui non attribuisca alla sua arte alcuna finalità morale o utilità ma solo ragione estetica, in realtà questa presa di posizione è, a mio avviso, parzialmente infondata proprio per il messaggio stesso recato dal manifesto. Infatti, se l’arte è pura, ovvero è compiuta e ha valore in sé e di per sé, perfetta nella sua armonia finale, allora acquista un significato assoluto, non relativo all’epoca o al luogo in cui l’opera è nata (sebbene ne rispecchi le influenze, evidentemente, basti pensare alla produzione teatrale e poetica di Wilde stesso), significato che si tramanda nel tempo e che viene individuato dallo spettatore indipendentemente dall’epoca di fruizione. Poiché l’artista crea, per volontà e vocazione, cose belle, allora l’arte pura significa e coincide con la bellezza (anch’essa un valore in sé stesso), che non è utilitaristica e sfugge a ogni suo sfruttamento o indebito appropriamento, i quali la snaturerebbero. Anzi, è la bellezza ad appropriarsi di noi, perché ci coinvolge e ci muove alla meraviglia. Ci esorta ad avere uno sguardo nuovo e originario su ciò che ci circonda, come se fosse la prima volta che vediamo tutto. Questo conduce ad un cambiamento di passo nel modo di vedere, di pensare e di agire nella realtà e nella quotidianità. Ci porta ad essere più gentili. Ci migliora. L’esperienza della bellezza ci invoglia a comportarci bene. Per tale ragione credo che l’arte pura abbia sempre un fine morale.

Arte: superficie e simbolo insieme

Alla fine della sua prefazione, Wilde asserisce che «ogni arte è insieme superficie e simbolo». Secondo la sua opinione non si dovrebbe scendere e indagare al di sotto della superficie.  Da un lato, non sono d’accordo perché se, in un primo momento, cercare e interrogarsi sulla molteplicità di significati che l’opera porta con sé per chi ne beneficia non è necessario, poi, però, tale esigenza si avverte e affiora. E ciò è indispensabile: se si vuole davvero capire l’arte, non la si può disgiungere dalla riflessione e da una successiva rielaborazione, anche – ma non troppo – razionale di ciò che si è visto, letto, udito e provato. Dall’altro lato, però, ogni opera è principalmente bellezza, nel suo insieme e nei suoi particolari e dettagli, una bellezza che brilla e si irradia di per sé intorno a lei. Chi fa l’esperienza del bello sa che è molto profonda e intensa. Letteralmente rapisce l’intelligenza e i sensi e regala gioia, freschezza di pensiero, consapevolezza, luce. Cosicché brilliamo anche noi di bellezza e felicità. Penso che Wilde intendesse questo, quando affermava che «l’arte rispecchia lo spettatore». Ed è in tal senso che l’arte è sia superficie e simbolo e non ha bisogno di spiegazioni, in quanto basta a sé stessa.

 Per concludere…

In conclusione, e complimenti se siete arrivati fino a qui, perché siete riusciti a leggere queste mie righe su un argomento molto complesso, anche per me l’artista è sempre un creatore di cose belle e l’arte e i suoi significati sono bellezza. Ma, soprattutto, senza arte non possiamo vivere. Prima o poi ne riparleremo su queste pagine.

©2016 Federica Rizzi. Tutti i diritti riservati

SULLA STRADA DELLE FIABE

I luoghi, le strade, i paesaggi, i giardini, i palazzi e i castelli, le case, i boschi descritti nelle fiabe e in cui i loro protagonisti si muovono e agiscono appartengono solo a un mondo incantato oppure li possiamo ritrovare anche nella realtà?

strada delle fiabe imgQuando leggiamo o raccontiamo una fiaba dei Fratelli Grimm, di Andersen, o il “Pinocchio” di Collodi la nostra immaginazione si figura scene e itinerari e segue i personaggi nelle loro azioni, avventure e peripezie rappresentandoli secondo il personale punto di vista di ciascuno. Vi siete mai chiesti se quei luoghi esistono per davvero?

Ebbene, i tre autori Continua a leggere

FILASTROCCHE SU MISURA: PERCHÉ E QUANDO REGALARLE

post 21 luglio citazione

Come leggete quando approdate nella home page del blog, il motto riportato in testata e che ho scelto come sottotitolo è «fiabe, racconti, ritratti di parole su misura». Dei primi due, le fiabe e i racconti, vi ho già più volte parlato, oggi, invece, mi concentro su un particolare modo di fare un ritratto con le parole: la filastrocca.

Per dare una definizione molto generale, potremmo dire che la filastrocca è un componimento in versi che sono in rima tra loro secondo un certo schema. Ciò che la contraddistingue è il suo essere vivace, un movimento di parole che con il loro incedere cadenzato arriva a dire ciò che si vuole in modo immediato. A me piace definirla ritratto di parole, perché queste, tutte insieme, riescono a rappresentare sentimenti e pensieri o dire di una persona o di eventi, in maniera Continua a leggere

TRE CURIOSITÀ SULLE FIABE

In questi giorni di metà luglio, per un’attività che sto progettando, ho letto molto materiale sul mondo delle fiabe scoprendo ex novo o rammentandomi di alcune curiosità che voglio condividere con voi in questo post.

“Le fiabe vengono da un mondo antico e lontano” è quello che ci diciamo quando ripensiamo alle letture della nostra infanzia. Ma quanto lontano? Un recente studio ha svelato che sono in realtà molto più antiche di quanto sia stato ipotizzato fino ad oggi. Risalgono, infatti, a migliaia e migliaia di anni fa (alcune all’età del bronzo), quando la scrittura ancora non esisteva, e non “soltanto” a centinaia di anni or sono, come si stimava prima dell’innovativa ricerca.

Le fiabe si dividono in classiche e moderne. Continua a leggere