IN GIARDINO E DI PAPAVERI: PENSIERI E DIVAGAZIONI DEL VENERDÌ

Vi ricordate del mio post sul giardino? Ebbene, siamo a giugno e il mio fazzoletto di terra aspetta ancora di essere vangato del tutto. Prima è arrivato il brutto tempo a fermarmi, poi il troppo caldo, in mezzo un po’ di altre cose, e sono riuscita a farne soltanto metà. Se terminerò il lavoro? Sì. Al più, verrà buono per i bulbi autunnali.

In verità, parallelamente, ho continuato a coltivare piante in vaso. Fiori, innanzitutto: ho piantato lilium, iris, gladioli, rose, incarvillea, aquilegia (anche se resta un po’ piccola). Ho seminato dei geranium (gerani selvatici). Continua a leggere

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I DUE CILIEGI INNAMORATI: PENSIERI E DIVAGAZIONI DEL VENERDÌ

Tutti gli innamorati si parlano tra loro, con un codice personalissimo, spesso in modo misterioso e, soprattutto, sconosciuto e invisibile ai più. Ed è questo uno dei concetti alla base del racconto I Due ciliegi innamorati. Una romantica (ma non sdolcinata, se ve lo state domandando) storia zen¹ ambientata in Giappone. E non è un caso che sia collocata proprio là dove il ciliegio² ha connotati fortemente simbolici: il ciliegio rappresenta, infatti, la modestia, la grazia, la purezza, l’integrità morale, la lealtà, il coraggio, la pazienza. cherry-blossom-3340312_1280.jpgIl fiore di ciliegio (o Sakura nella lingua giapponese), molto delicato e fragile, ma tenace nel suo sbocciare e mostrarsi nel suo splendore, rappresenta la bellezza perfetta e la brevità e meravigliosità della vita. E di pazienza i due ciliegi della storia ne hanno molta, così come di tenacia. Il loro non è un legame superficiale, ma forte e solido, che li unisce in un modo singolare e speciale, al di là delle apparenze e di ciò che gli altri vedono o dell’aiuto che vorrebbero portare. Un aiuto che ai due ciliegi non serve, perché il loro amore ha radici lunghe, forti e tenaci, tali da permettergli un giorno di incontrarsi e toccarsi in un abbraccio che li unisce per sempre. Continua a leggere

LA COMMOVENTE LETTERA DI ADDIO DI VIRGINIA WOOLF AL MARITO LEONARD

Adelina Virginia nasce a Londra il 25 gennaio 1882 figlia di Leslie Stephen, celebre critico, filosofo e storiografo, e Julia Prinsep-Stephen, nata in India e diventata, trasferitasi in Inghilterra, modella per pittori. Grazie ai genitori, cresce in un ambiente coltissimo, frequentato da scrittori e poeti come Henry James e Thomas Eliot, artisti, storici e critici. Viene educata privatamente, come le regole della buona società vittoriana dell’epoca prevedevano.

750px-George_Charles_Beresford_-_Virginia_Woolf_in_1902.jpgPerde la madre nel 1895, quando aveva tredici anni. Due anni dopo muore anche la sorellastra, Stella, e nel 1904 il padre. Questi eventi portano al primo serio crollo nervoso di Virginia. Nel 1912 sposa lo scrittore e teorico della politica Leonard Woolf. Durante tutta la sua vita soffre di ricorrenti crisi depressive, che non le impediscono tuttavia di condurre un’esistenza normale. Il suo matrimonio è felice, le sue amicizie numerose (molte sono le lettere che si scambiava con i suoi amici) e la sua attività letteraria è molto intensa ed apprezzata.

Il 28 marzo del 1941 Virginia esce di casa. Tre settimane prima il marito aveva colto il riapparire di vecchi sintomi della malattia, ma non fu ascoltato dai medici. Presa dal timore di non riuscire più a riprendersi dalla malattia, si riempie le tasche di sassi e si getta nel fiume Ouse. Aveva 59 anni.

Lascia al marito una lettera d’addio intensa, da cui traspare la forza del legame e tutto l’amore che ancora prova per lui. Una lettera di struggente bellezza, commovente e malinconica, che tocca il cuore e che oggi vi faccio conoscere. Buona lettura e, come sempre, fatemi sapere che ne pensate. Continua a leggere

LA MENDICANTE, RILKE E LA ROSA

«La mendicante, Rilke e la rosa», è un mio piccolo personale omaggio¹ dedicato al poeta Rilke², all’amore che nutriva per le rose, un fiore che lo incantava e affascinava nel suo rappresentare la perfezione e la vita, nonché alla sua profonda sensibilità, il cui occhio non lo lasciava indifferente di fronte alle vicende umane.

«Al termine delle lezioni universitarie di filosofia, Rainer aveva preso l’abitudine di andare a studiare da solo in biblioteca. Lo trovava un ambiente tranquillo, adatto per la concentrazione che il suo studio richiedeva e molto accogliente. Dopo aver terminato il suo lavoro, si tratteneva fino all’orario di chiusura, per dedicarsi alle sue composizioni poetiche, alla ricerca della giusta ispirazione e lasciandosi guidare dall’immaginazione.
Per recarsi in biblioteca seguiva sempre il medesimo percorso: percorreva un paio di strade secondarie e poi svoltava su un viottolo che lo conduceva alla via centrale. Ad un angolo di quest’ultima, di fronte all’ingresso del parco, una donna sulla quarantina mendicava l’elemosina. Il poeta la vedeva lì ogni giorno, al suo posto, seduta sul marciapiede su quella che un tempo doveva essere stata una coperta oppure, più di frequente, in piedi, che tendeva la mano ai passanti, discreta e in silenzio. Non osava chiedere, se non con gli occhi stanchi ma speranzosi.

Rainer le dava uno, due o tre soldi, pochi spiccioli, Continua a leggere

ON LINE LA PAGINA FACEBOOK DEL BLOG

facebook-2429746_1280.pngDa oggi ho iniziato a riempire la pagina Facebook del blog di contenuti. Cosa ci troverete? I link ai miei post, altri testi miei, idee e post di genere letterario. Se volete, passate di e lasciate il vostro “mi piace” alla pagina.

Se, invece, mi cercate su Instagram, mi trovate qui.

Buona lettura!!

LA ROSA È UNA POESIA PERFETTA

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La rosa è una poesia perfetta
che nasce spontanea come l’inchiostro pregiato
dei suoi petali e dei suoi profumi.

La rosa è un sillabario
da cui imparare l’alfabeto
di un linguaggio segreto,
speciale e meraviglioso.

La rosa è un racconto
che legge
solo chi lo sa comprendere.

©Federica per Storie in punta di righe

 


In foto Natura Morta Con Rose, opera di Giovanni Boldini. Fonte: dal web. Immagine qui riportata e usata  a soli fini descrittivi e per finalità assolutamente non commerciali.

 

 

La Rosa

pink-roses-2191631_960_720.jpgLa rosa non è semplicemente solo un fiore, è un’allegoria e una metafora del mistero della natura, della bellezza, dell’amore e della vita. La rosa è, soprattutto, ciò che è nella sua essenza, è ciò che dice, gentile e discreta, con le sue parole di petali, profumi e richieste di cure,  al nostro cuore, a noi che la guardiamo.  «Non sono mai riuscito a capire se le belle persone abbiano una tendenza innata a far crescere le rose o se siano le rose nel loro crescere a rendere belle le persone»,
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IL FOTOGRAFO

La fotografia cattura ciò che trascorre, conserva ciò che nella vita ha luogo solo una volta, coglie ciò che è raro. Arresta per un attimo, senza interromperne il corso, quello che accade.

luggage-3167359_960_720.jpgAncor di più e forse ancor meglio, la fotografia è narrazione, racconta la vita incorniciandola in uno scatto. La fotografia, come la poesia, è contemporaneamente concentrazione e dilatazione. È saper vedere, catturare e descrivere Continua a leggere

LA FESTA DELLA MAMMA: ORIGINI DEL MOTHER’S DAY

Cade oggi, seconda domenica del mese come da tradizione, la festa della mamma. Un giorno dedicato a rendere onore ed omaggio alla propria mamma e al ruolo fondamentale, unico e insostituibile, che svolge nella vita di ciascuno di noi, perché è dal suo amore e dal suo esempio che impariamo tutto ciò che conta davvero. Una presenza che ci accompagna discreta e premurosa anche quando saremo cresciuti e che sempre continua a preoccuparsi per noi.

La festa della mamma ha origini molto antiche. Presso le popolazioni politeiste esistevano riti cerimoniali e celebrazioni tradizionali dedicate all’ancestrale culto della Madre Terra o Grande Madre, la dea della natura, colei che dava la vita agli uomini e a tutto ciò che esiste. Nel mondo greco e romano le mamme venivano festeggiate durante le solennità legate alle divinità femminili (rispettivamente Rea, la madre di tutti gli dei, e Cibele), simbolo di fertilità e di vita che rinasce e modello di tutte le madri.

Durante l’epoca medievale e moderna, si perde la consuetudine di onorare la figura materna. Non si trovano infatti in quei secoli tracce di feste dedicate alle mamme, eccetto che nella Gran Bretagna del 1600 e del 1700, dove esisteva il ‘Mothering Day’ o ‘Mothering Sunday’. Continua a leggere